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Chiamate un esorciccio, presto!
Da quando ho visto (e purtroppo soprattutto sentito) una tizia dal nome Giuseppa Gaetana fare una cover di Il mare verticale di Paolo Benvegnù un’entità malvagia si è impadronita di me.
Io e Scaruffi ascoltiamo dischi diversi (again).
Torna la rubrica più sbarazzina di questo blog. Che avrà detto il nostro “poeta, scienziato, storico della conoscenza e libero pensatore” (e anche un po’ gigione) riguardo a due tra i dischi più belli dei Motorpsycho? Allacciate le cinture, il viaggio verso il mondo lisergico inizia!
“Angels & Daemons At Play (Columbia, 1997), che raccoglie in realtà tre precedenti EP svedesi, annovera soltanto una buona canzone, Starmelt-Lovelight. Il doppio Trust Us (Columbia, 1998) sfodera ancora Ozone e Hey Jane, ma l'ispirazione è sempre più fievole. L'eccesso di eclettismo finisce per disintegrare questi lavori monumentali.”
Sto trasecolando (cit.)
Sto trasecolando doppio anche perché i due dischi non sono su Columbia ma su Stickman Records come il 99% della produzione del gruppo.
P.s.: se cercate le vecchie puntate, le ho taggate tutte con il nome del nostro uomo.
P.p.s.: ahahah, anche la Noniclopedia dedica una voce al Piero (imperdibile la sezione “Principali opere”)!
The chemical wedding... again.
Ieri i Motorpsycho hanno fatto Plan#1 dal vivo!!!
E la recensione del loro concerto potrebbe finire qui.
Ma mi dilungherò.
I tre norvegesi sono in tour per i 20 anni di carriera (!) e per l’occasione è uscito solo in vinile (maledetti!) “Child of the future” (prodotto da un tale Steve Albini). A differenza invece del concerto dell’anno scorso (con una scaletta con un bel po’ di “singoloni”), questa volta puntano a fotterti la mente con pezzi incredibili e tutt’altro che semplici (la scaletta è qui). Ed è stata un’esperienza. E come avevo scritto poco più di un anno fa: e volerne ancora e ancora e ancora. Fantastico Snah (sempre più barbuto), meraviglioso Bent, bravissimo il giovane Kenneth.
Note di colore: il nuovo Live di Trezzo mi è piaciuto, tanto pubblico (ma non troppo) e ottimo. L’età media era sui 30 ma con piacere ho notato anche qualche giovincello.
Non so se ho mai accennato su questo povero blog quanto i Motorpsycho siano stati (e lo sono tutt’ora) importanti per la mia crescita come ascoltatore, appassionato di musa e “suonatore di strumenti” (“musicista” mi pare irriguardoso verso i musicisti veri). Hanno avuto su di me un impatto devastante e non me ne stupisco. Anzi, mi stupisco come riescano a scrivere certi pezzi e a riproporli dal vivo essendo solo in tre! (forse i tre ampli testata + cassa per Bent e i due testata + cassa e un combo per Snah aiutano, eh. Senza parlare della quantità abnorme di pedali, effetti, deliri desideri e distorsioni... sbav).
Posso buttarmi su indie super flavorz, brit guys, folk brotha, post dreamers, stoner machines ma alla fine torno sempre a Trondheim, uno dei posti dove musicalmente mi sento completamente a casa (fisicamente boh: chi c’è stato? Vorrei andarci!).
Per chiudere ecco una bella notizia! Il 15 gennaio uscirà il nuovo disco intitolato “Heavy metal fruit” (ahah): 62 minuti, 6 tracce.
Edit: non potevo non linkare questo post di SoloMacello!
The drums, the drums, the drums.
Franz dei GiovaniStronzi mi fa ricordare che è uscito un progetto molto interessante di cui nemmeno un mesetto fa avevo già letto qui ma senza documentarmi dal punto di vista sonoro (traduzione = non avevo ascoltato nulla), e avevo fatto davvero male.
Il progetto di cui sto parlando si chiama Drummer: si tratta di un gruppo composto da 5 musicisti che nelle loro band suonano tutti la batteria mentre qui, beh, fanno cose diverse (tranne uno costretto a rimanere dietro le pelli). Capo del progetto è Patrick Carney dei Black Keys che ha chiamato a sé alcuni “vicini di casa” (ha pescato nei gruppi della zona di Akron – Ohio, gente per me assolutamente sconosciuta) per sfornare delle ottime canzoni.
Il video in questione è quello del supersingolo Feel good together (che potete gustarvi QUI) e che dà anche il titolo al disco, ma anche le altre canzoni che il loro myspace mi fa ascoltare non sono malaccio.
Nius aggreghetor
Notizie musicali di un certo interesse (ma anche scarso) e robe così:
- I nastri delle musicassette si trasformano in cravatte. Sigh. (via Inkiostro)
- I Placebo con una cover uccidono I can hardly wait di Pj Harvey (via Inkiostro)
- Il più grande festival europeo della musica brutta viene chiuso con motivazioni assurde (agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti) e se ne andrà dall'Italia. Medioevo here we come! (via Nonsischerzapiù)
- Cassette from my ex (il sito) diventa anche un libro omonimo. Mixtape power! (via Stereogram)
- Clashmusic fa una lista delle 100 frasi più “oltraggiose” della musica. Non hanno ancora pubblicato le prime 20 ma fino ad ora non si può tralasciare di sottolineare le parole con cui la Decca Records liquidò i Beatles nel 1962: We don’t like their sound, and guitar music is on the way out. Epic fail. (via Il pozzo di Cabal)
- Per la rubrica del Forse non tutti sanno che... Nikolai Fraiture ad inizio anno ha fatto uscire un disco solista sotto il nome di Nickel Eye (ahah) e intitolato “The time of the assassins” e con ospiti di rilievo (Regina Spektor, Nick Zinner e altri). A quanto si dice non dovrebbe essere affatto male. Approfondirò. (via Trimmtrabb)
And now I think I’m sick and I wanna go heim.
Guardare “Heima” è già un’esperienza in sé, con questa perfetta combinazione di musiche e immagini da sogno. Guardarlo dopo essere stati da quelle parti fa ancora più male. Sarà la nostalgia.
Per chi non lo ricorda le tappe su cui si snoda quel piccolo tour 2006 dei Sigur Ros (ecco il loro diary tour... nel dvd le tappe sono disposte inspiegabilmente in altro ordine) sono queste:
* Olafsvik: Celo! È una cittadina (non particolarmente speciale, a dir la verità) situata all’estremità ovest nella penisola di Snaefellsnes, penisola incantevole che in poco spazio racchiude tutte le caratteristiche dell’intera Islanda (ghiacciai, attività geosismica, vulcani, fiordi, ossa di balena, antichi insediamenti vichinghi e irlandesi).
* Isafjordur: Manca! Forse è il mio più grande rimpianto non essere riuscito a visitare i fiordi nord-occidentali e la sua “capitale”. Ma sta’ tranquilla, Isafjordur, tornerò..
* Selardalur: Manca! Situata anch’essa sui fiordi nord-occidentali sarà anch’essa una meta futura, soprattutto per visitare quello che in Heima si vede bene: le rovine della fattoria di un artista locale e il suo giardino, pieno di vecchie e bizzarre statue nonché la replica pazzoide della fontana dei leoni dell’Alhambra.
* Djupavik: Manca! Posto incredibile sulla parte est dei fiordi nord-occidentali: una fascinosissima fabbrica di aringhe abbandonata oramai da quasi 40 anni. Il concerto del tour dev’essere stato davvero indimenticabile a quanto si vede. Ora lì ci sono 7 case e un hotel: tenetemi pronto un bicchiere di Brennivin, per favore.
* Oxnadalur: Celo! I Sigur Ros fanno un concerto all’aperto in questa vallata (non lontano da Akureyri), che abbiamo attraversato per spostarci ad ovest nel nostro viaggio.
* Reykjavik: Celo! Ovviamente celo. La capitale è piccola, accogliente e affascinante, con i suoi locali accoglienti, la popolazione gentile e gli angoli interessanti. E poi c’è il 12 Tonar, che ve lo dico a fare?
* Kirkjubaejarklaustur: Celo! Un piccolo villaggio sulla costa sud, tra Vik e Hofn, nel dvd i Sigur Ros fanno un concerto accompagnati da un cantore di rimur e le immagini mostrano anche la cena tipica in costume svoltasi quella sera (del cibo dicono: rotten shark, salt fish, sheep’s heads and other food you might think at least twice about). Quella zona l’abbiamo visitata con un tempo davvero inclemente ma devo dire che le cose interessanti non sono mancate e Kirkjubaejarklaustur non penso possa venir definita tale, piuttosto ricordo il ghiacciaio Vatnajokull, la cascata Svartifoss e Jokulsarlon, la laguna dei ghiacciai.
* Karahnjukar: Manca! No, Celo! No, manca! Beh, si tratta del piccolo set acustico di protesta contro la diga costruita nella regione occidentale dello Snaefell con uno strascico di polemiche ancora adesso infuocate. La diga non l’ho vista ma vi assicuro che l’altipiano è incantevole anche se per attraversarlo bisogna percorrere una strada sterrata lunga parecchi km.
* Seydisfjordur: Celo! Il concerto di Jonsi e compagni davanti alla chiesetta azzurra del meraviglioso paese è caratterizzato dalla nebbia. Per fortuna la mia visita a questo luogo bohemien tra i fiordi orientali è invece baciato dal sole. Olè.
* Asbyrgi: Manca! Si tratta di un canyon a ferro di cavallo situato nel parco nazionale Jokulsargljufur (dalle parti di Dettifoss, per citare un posto famoso), troppo fuori mano per poterlo andare a visitare senza perdere troppo tempo. Peccato perché le immagini del tour sono assai suggestive.
Fine. Anzi, per la verità in Heima si vede anche un inusuale concerto fatto nel ristorante/coffee house di Gamla Borg, registrato qualche mese prima del tour.
Bene, dopo questo post insolitamente lungo per i miei standard come posso giustificarmi? Beh, è la nostalgia, Don Draper ha sempre ragione.
P.s.: ovviamente anche la citazione del titolo è un inno alla nostalgia. I miei compagni di liceo possono capire.
By the grace of rock.
Tra i tanti rimpianti che ho legati ai concerti, uno è quello di aver visto solo una volta gli Hellacopters dal vivo. Ora non potrò più farlo perché, com’è ormai noto, il gruppo svedese ha deciso l’anno scorso di cessare la propria attività dopo quattordici anni e una decina di dischi. Eh sì, dopo i Gluecifer se ne va un altro gruppo che ha fatto dell’accoppiata rock’n’roll / musica del diavolo un simbolo anche nel nome...
L’unico concerto che posso vantare di Nicke “Royale” Andersson e soci risale al lontano dicembre 2002 (vecchi, vecchissimi tempi: questo blog non esisteva ancora), una memorabile serata all’Alcatraz assieme a Datsuns e Gaza Strippers; era il periodo “By the grace of god”, sicuramente non uno dei dischi migliori, ma con pezzi piacevoli e perfetti da sentire on stage tra fiamme e braccia rotanti, assieme ai loro altri grandi classici (dischi consigliatissimi: “Payin’ the dues” e “High visibility”)
Ora non mi resta che seguire qualcuno dei millemila progetti nati dagli oramai ex membri.
Eh? Argh!
Non l’avevo capito, giuro! Solo ora scopro che la svendita della Homesleep era dovuta al peggiore dei motivi possibili: la chiusura definitiva della storica etichetta.
Ci sono rimasto male.
Non penso ci sia bisogno di sottolineare l’importanza della Homesleep negli ultimi dieci (dieciiiiii!!!) anni, basta scorrere l’impressionante lista dei meravigliosi gruppi che ha pubblicato.
Leggetevi la bellissima intervista di Andrea Girolami a Daniele Rumori, uno dei fondatori della label anconetana/bolognese.
Furlan power (cit.)
* Il talentuoso Fabio Arnosti in arte Arnoux mi aveva già colpito in occasione dell’uscita del suo primo disco “Cascades”, un lavoro molto molto bello. Ora il musicista friulano sta lavorando sul nuovo disco che uscirà approssimativamente nella primavera dell’anno prossimo. Intanto gustatevi una bellissima anteprima qui e relative interviste e nuovi arrangiamenti di pezzi vecchi.
* A proposito di progetti friulani ecco anche Dejligt, interessante creatura formata da Matteo Danese e Enrico Molteni (Tarm). Sempre qui, nel sito di Atracoustic, trovate materiale interessante.
* Finiamo con una piccola nota: ricordate che poco tempo fa avevo parlato del nuovo singolo dei Trabant e del suo bellissimo video? Benissimo, adesso Ah! Oh! Aficionados è in download gratuito qui. Gustatevela.
Me & Torrini.
Tra tutta la musica islandese di cui ho parlato in due post (l’uno e l’altro) non ho nemmeno citato Emiliana Torrini. Beh, semplicemente volevo dedicare un post tutto suo a quello che è uno dei più bei dischi che mi è capitato di ascoltare in questo 2009 (anche se è del 2008): “Me & Armini”. Conoscevo già in precedenza Emilíana “Davíðsdóttir” Torrini, ma del precedente “Fisherman’s woman” non avevo che ascoltato solo un paio di canzoni al massimo. Successivamente però Jungle drum (il divertente terzo singolo di “Me & Armini”) aveva acceso la mia curiosità, ed era luglio.
Poi succede che a Reykjavik entriamo al 12 Tonar e sento della musica bellissima, non facciamo in tempo a chiedere lumi al commesso che indica il cd al lato della cassa.
Bene.
Ma il disco lo recupererò una volta tornato e da allora suona spessissimo nel mio stereo (e anche nell’autoradio). Cos’è che mi conquista delle sue canzoni? Beh, le composizioni sono belle, intense e poi la sua voce è un abbraccio capace di dare calore. Dalla fragile Firehead, passando per il bellissimo ritornello della title track, per l’eterea Birds, avanti per Ha ha, le bellissime Big jumps e Hold your heart, fino a Gun e Beggar’s Prayer. E ovviamente anche tutte le altre.
Per chiudere: chi è Armini? La mia ipotesi è: il suo cane (ahaha).
Mr. E Beautiful Beard.
“Hombre Lobo” è il settimo disco degli Eels ed è già uscito da un po’. Sono riuscito ad ascoltarlo una sola volta (per ora) e devo dire che già da subito mi ha fatto una gran bella impressione. Insomma, ho avuto un approccio completamente diverso da quello del Bell’Uomo. “Hombre lobo” è un disco distante da “Blinking lights and other revelations” (anche temporalmente: sono passati 4 anni), qui si viaggia molto di più in territori rock blues e questo mi fa enormemente piacere. Io direi che questo è un altro bel colpo messo a segno da Mark Oliver Everett!
Nota di colore: a quanto pare il concept del disco si basa sulla crescita del Dog faced boy di qualche disco fa (“Souljacker”, uno dei mie preferiti) che è diventato un uomo lupo.
Finiamo in bellezza con: 10 facts sulla barba di Mr. E.
Offerte (da dare e da ricevere)
* Fino al 31 Ottobre tutto il catalogo Homesleep è a 3,99 euroz (i singoli a 1,99)! Io ho deciso di approfittarne per colmare lacune e per concedermi qualche sfizio.
* Passiamo ora ad altro tipo di offerta. Oramai è risaputo, ma di questa iniziativa di azionariato popolare non ne avevo ancora parlato: con 25 euro si acquista una Buonazione diventando produttori del disco che gli Ex-Otago stanno registrando a Bergen (Norvegia, non Berghem!), in cambio ovviamente si riceverà cd e maglietta. In questo senso però è il caso di ricordare quella che è stata l’iniziativa migliore soprattutto per l’ampia e a volte surreale lista di alternative economiche e benefit: la campagna promozionale di Josh Freese. Ahahah, grande!
Una serata tra amici, una chitarra e uno stornello.
Venerdì 9. Al milanese bellissimo Circolo Scighera (ha due tipi di spuma a 1,50 euro, ricordiamolo!) suona Casador, progetto solista di Alessandro Raina. Bel concerto, solo voce e chitarra e basi, ottima resa. Se invece delle parti preregistrate ci fosse un gruppo vero e proprio sono convinto che sarebbe ancora meglio. La vera sorpresa in realtà è il set d’apertura di Cleo T., ensemble francese di un’eleganza rara, composizioni fuori dal tempo arrangiate benissimo (il violoncello e il theremin mi affascinano sempre) con alla voce lei, Cleo, cantante espressiva, teatrale e intensa, con una gran voce: una sorta di Bjork vs Edith Piaf. Consigliatissimi da vedere dal vivo, su disco indagherò.
Sabato 10. Al seregnese Circolo Tambourine invece c’è Davide Combusti in arte The Niro. Anche lui solo voce e chitarra, affabile, simpatico e timido come al solito fa una grande esibizione con alcuni pezzi nuovi del disco che uscirà tra non molto (“In questo periodo passo tutto il tempo a registrarle, oramai me le sogno anche di notte” dice sorridendo). Aspetteremo fiduciosi.
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