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Pavement - "Terror twilight"

Death Cab For Cutie - "Narrow stairs"

Tool - "Aenima"

Eels - "Shootenanny!"

Sense Of Akasha - "People do not know who rules"

Jens Lekman - "Night falls over Kortedala"

 

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Per il template si ringrazia Velvetsun, grazie mille davvero!

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sabato, 04 luglio 2009

Going north.

Manca un mesetto alla mia partenza per l’Islanda (meta quando mai abusata quest’anno, a quanto pare... uffa), e cosa c’è di meglio per sublimare l’attesa preparando una bella compilation a tema che verrà ascoltata in viaggio, tra ghiacciai, lagune, geyser e dimmuborgir? Per non cadere nei soliti luoghi musicali comuni mi viene in aiuto un bel blog intitolato appunto I love icelandic music.

Fateci un giro, anche se magari passerete agosto in casa o (peggio) a Rimini circondati da crucchi in sandali e calze.

Così parlò Felson a 18:26 | link | commenti oppure commenti (pop-up) |
mercoledì, 01 luglio 2009

Oink.

Leggo da Inkiostro che Jens Lekman durante il tour sudamericano ha preso la H1N1. Sì dai, l’influenza suina.

Qualche giorno fa lo ha scritto sul suo “diario”, ma non aspettatevi un bollettino medico, solo una breve e divertente (si fa per dire) descrizione dei fatti assolutamente nel suo stile (e con la febbre).

Ora il nostro amato svedesotto è in quarantena, speriamo che si rimetta presto!

Così parlò Felson a 22:11 | link | commenti (5) oppure commenti (5) (pop-up) |
jens lekman
lunedì, 29 giugno 2009

Do you remember rock’n’roll radio?

No, non ricordo radio rock da queste parti.

Rock Fm è stata chiusa nel modo più triste possibile (anche se in brianza era faticosissimo riuscire ad ascoltarla) e ora che ci rimane? Virgin Radio? Ma per favore, vah!

Il fatto è che il lettore ciddì della mia autoradio è spirato dopo 7 anni di onorato e indefesso servizio. Funziona solo la radio e potete capire il mio sconforto. Più disperazione che sconforto, in realtà. Odio non decidere io cosa ascoltare, soprattutto quando guido da solo.

Che alternative ho? Nessuna. Forse sentire i jingle pubblicitari. Durano poco, non stancano e non sono così terribili come alcune cose chiamate comunemente canzoni da classifica.

Se penso che in Florida eravamo soliti ascoltare una stazione radio che in heavy rotation passava Schism dei Tool potete immaginare lo scoramento. Qui solo grandi quantità di musica omologata, uguale a se stessa e a tutta la spazzatura prima. Salvare un pezzo tra cento non è una via di fuga.

L’emittente più alternativa è Radio Maria, rendetevene conto.

Mi vedo costretto ad informarmi rapidamente circa i prezzi delle nuove autoradio...

Così parlò Felson a 19:56 | link | commenti (9) oppure commenti (9) (pop-up) |
venerdì, 26 giugno 2009

Wtf?

È ufficiale: io e Scaruffi ascoltiamo dischi diversi. Su “Brighten the corners” dei Pavement scrive così:

“È quanto peggio ci si potrebbe attendere. Suona secondo uno stile casuale, come se la band non abbia preparato il materiale con cura ed abbia semplicemente voluto pubblicare qualsiasi cosa fosse pronta, lasciando trapelare un disgustoso approccio commerciale, come se questo disco fosse il campo di esercitazioni di una band heavy-metal. È come Crooked Rain senza buone canzoni”.

Mah.

Così parlò Felson a 19:50 | link | commenti (7) oppure commenti (7) (pop-up) |
pavement
lunedì, 22 giugno 2009

Confuso e sfortunato.

C’è un gruppo che non ho visto tante volte dal vivo, ma in quelle poche occasioni mi ha davvero lasciato senza fiato per l’intensità drammatica con cui affrontavano il palco. Un gruppo come ce ne sono pochi.

Sto parlando dei Fine Before You Came.

Quando però ascolto i loro dischi l’effetto è tutt’altro: le canzoni non mi coinvolgono e rimango deluso e lievemente annoiato. Per esempio l’acquisto del loro omonimo terzo disco del 2006 lo considero un mezzo flop (l’acquisto, non il disco in sé) e mi riprometto di dargli ancora una possibilità appena me ne ricordo.

Ora il gruppo milanese fa uscire “Sfortuna”, primo lavoro in italiano in 7 pezzi. Il disco è scaricabile gratuitamente dal loro sito, quindi potete ascoltarlo senza remore. Poi uscirà anche una versione cd, lp e musicassetta. Un po’ come succedeva qualche tempo fa.

E anche questo non mi colpisce come dovrebbe: le canzoni sono belle (post-hc + emocore, tanto per capirci) però cazzo, sembra prodotto da cani. Ho detto sembra, non può non essere una scelta precisa tutti quei piatti che coprono basso e chitarre non così potenti come dovrebbero. Avete presente i concerti nei piccoli locali dove basta due colpetti a crash e raid per rendere tutto confuso? Ecco, la mia sensazione è quella. Però voi ascoltatelo che magari è colpa delle mie orecchie.

La lingua italiana usata qui fa sì che i testi siano più immediati. Immediati, molto belli e tristissimi. Disperati. Un po’ troppo eh. Però son scelte. Ora aspetto di vederli dal vivo, so che comunque non ne rimarrò deluso nemmeno questa volta.

Così parlò Felson a 21:49 | link | commenti oppure commenti (pop-up) |
fine before you came
venerdì, 19 giugno 2009

Leftovers – Parte due.

Eccoci alla seconda (e per ora ultima) parte. Allacciate le cinture come se vi trovaste sul punto di guardarvi una puntata di Voyager, che il viaggio abbia inizio!

* The Jim Jones Revue – s/t (2009): sporco rock’n’roll caciarone, polveroso, sudato. Bluesman che suonano sotto iniezioni di adrenalina e canzoni che puzzano di whisky dal primo secondo all’ultimo. E pensate che sono inglesi! Bellissimo.

* Menomena – “Friend and foe” (2007): nel disco di questo progetto avant pop di Portland ci sono alcune ottime canzoni (a partire da Muscle’n Flo) ma la totalità del lavoro non riesce comunque a prendermi come vorrei.

* Sense Of Akasha – “People do not know who rules” (2009): post rock dall’Alto Adige. Bravi lo sono, il disco è molto bello e ho la sensazione che abbiano le capacità di crescere ancora. Si attende più che fiduciosi.

* Fabio Zuffanti – s/t (2009): un album solista raffinato e molto introspettivo. A volte troppo, ma ci piace anche così questo mix di elettronica, ambient, melodia e cantautorato.

Così parlò Felson a 21:36 | link | commenti oppure commenti (pop-up) |
menomena, jim jones revue, sense of akasha, fabio zuffanti
domenica, 14 giugno 2009

Leftovers – Parte uno.

Mi sono bellamente accorto di non aver quasi accennato ad alcuni dischi che ho ascoltato in questa prima metà del 2009. Dischi comunque non necessariamente nuovi, oramai è noto che da queste parti va più di moda il ripescaggio. Cerchiamo di recuperare il tempo e le parole perse in un paio di post riepilogativi:

* Amiina – “Kurr” (2007): chiamate in modo facilotto come “i Sigur Ros femminili”, potete ben immaginare che in realtà non centrino una ceppa (notate che proprietà di linguaggio tecnico). Certo sono islandesi, certo fanno musica espansa, certo collaborano spessissimo col gruppo di cui sopra. Ma tre indizi non fanno una prova (credo). Soprattutto archi (con l’aggiunta di strumenti di vario genere) per una disco fatto di trame sonore affascinanti.

* Amycanbe – “Being a grown-up sure it’s complicated” (2007): un gruppo italiano (dalle parti di Ravenna, se non erro) assurdamente ignorato da tanti. Bravissimi dal vivo, molto bello il disco, pieno di raffinate canzoncine pop, non banali, e giocate su ottimi arrangiamenti (ah, la tromba quanto può essere meravigliosamente triste).

* Grinderman – s/t (2007): recupero con due anni di ritardo il progetto collaterale di Nick Cave, quello che a detta di tanti doveva essere un ritorno ai Birthday Party. Secondo me non è così. Così come non si può definire un concentrato di sporco blues rock corrosivo. Sì c’è anche quello ma non solo (mo trovo d’accordo con questa recensione). Comunque sia, davvero un bel disco (per dire: 100 volte meglio di “Dig, Lazarus, Dig!!!”).

* Intercity – “Grand piano” (2009): un nome così così per quello che in realtà è il progetto che sostituisce gli Edwood. Ora cantato in italiano, ma fascinazioni e musica rimangono di alto livello: un progetto solido ed etereo allo stesso tempo che fa centro già da questa prima uscita (e non era facile con il cambio di lingua).

Così parlò Felson a 19:41 | link | commenti (5) oppure commenti (5) (pop-up) |
intercity, amycanbe, grinderman, amiina
mercoledì, 10 giugno 2009

Memory of a festival on Sunday.

E alla fine ho deciso di andare anche al MiAmi, nella giornata conclusiva della domenica. Tra un carlopastore vestito sempre della stessa camicia, un bianconi che compra vinili, un brondi che canta e salta e urla come un ossesso sotto il palco di Canali, l’atmosfera non è niente male, meglio di quanto avrei pensato. Il tutto viene allietato da alcune coppie di umarells e zdaure che, introdotte furtivamente al Magnolia da un’entrata segreta, guardano ridendo il bailamme giovanile o si tappano le orecchie perlustrando il luogo a loro nuovo. Certo che oramai la musica non è più in primo piano, né in secondo. Il palco è un accessorio, ciò che si sente un sottofondo. Già, a quanto pare la vera attrattiva per grandi e piccini sono le bancarelle indie moda. Al secondo posto solo le bancarelle delle etichette indipendenti, sempre meno, sempre più sparute. Riesco a comprare solo due cd, la mia spesa maggiore va nelle casse dell’Isbn: vendono i loro libri al 50% di sconto e mi accaparro entrambi i Simon Reynolds che avevo nel mirino da tempo ma la spesa mi aveva sempre tenuto a distanza. E la musica? Ah sì beh, roba buona poca, sappiatelo:

* I Ganzi: colorato gruppetto che si esibisce in un pop rock beat anni 60. Scanzonati e sufficientemente divertenti sul momento, ma secondo me già al secondo ascolto mostrano la corda.

* Jang Senato: ronf.

* The Leeches: trascinante quanto improbabile gruppo punk rock’n’roll. Veloci, casinisti, senza pretese, lontani anni luce dalla figaggine indie. Voto dieci anche alle copertine dei loro dischi (lol e rotfl).

* Superpartner: ecco, loro sono la figaggine indie di facciata. Per il resto niente di che.

* Valentina Dorme: meh.

* Giorgio Canali: non è tra i miei idoli, nemmeno tra i miei preferiti. Eh, non lo ascolto proprio su disco, ma dal vivo bisogna riconoscergli carisma, qualità ed esperienza.

* Super Elastic Bubble Plastic: bramini ma ancora non riescono a convincermi. Potenzialmente possono dare 8 e invece non danno più di 6,5. Compongono col freno a mano tirato e anche se dal vivo recuperano, le cose non sempre girano a dovere. Nel loro mondo musicale di riferimento qui in italia c’è di meglio, molto di meglio (avrei già pronti tre o quattro nomi). Aspettiamoli ancora, và.

* Julie’s Haircut: sempre lucidi e letali. Grandi.

Così parlò Felson a 20:29 | link | commenti (8) oppure commenti (8) (pop-up) |
super elastic bubble plastic, julies haircut, giorgio canali, leeches, ganzi
lunedì, 08 giugno 2009

Memory of a festival on Saturday.

E alla fine ho deciso di andare al festival organizzato da Troublezine in quel di Monza. Atmosfera tranquilla, amichevole e rilassata (tranne l’esagitata sciura fremente per le salamelle). Peccato per il ritardo mostruoso che ha fatto sì che i Buzzcocks si mettessero a suonare alle 2 quando io ero già nel mondo dei sogni. A parte questo, ho sentito:

* Aim: bravi, esagerati nelle movenze e negli atteggiamenti ma l’impatto ne ha guadagnato. Un bel gruppo da sentire dal vivo. Peccato per la dichiarazione finale “Non siamo italiani, siamo brianzoli” che nei giorni delle elezioni europee sembrava una piccola e provincialotta dichiarazione fuori tempo massimo (io per esempio mi sento più cittadino europeo che italiano, nonostante la pessima considerazione di cui godiamo).

* merci Miss Monroe: che ve lo dico a fare? Era una vita che non li vedevo, hanno messo in piedi una scaletta fatta di pezzi molto vecchi (e sempre godibilissimi), non hanno perso minimamente di smalto nonostante il batterista con un braccio solo funzionante.

* The Banshee: ci mettono un po’ a convincermi ma lo fanno. Indie rock sputtanato + electrotamarrismi. Più esagerano e più si fanno divertenti.

* Jennifer Gentle: nessuno ha capito quando è finito il soundcheck ed è iniziato il concerto. Da parte mia è stato peggio che dormire di fianco ad un bruxista (nonostante Luca Ferrari alla batteria).

* The Mojomatics: tutto il contrario del gruppo precedente, coinvolgenti, trascinanti e bravi. Tanto bravi. Saccheggiano tutto il retroterra blues + rock’n’roll ma propongono qualcosa che vale la pena ascoltare.

Così parlò Felson a 20:58 | link | commenti (5) oppure commenti (5) (pop-up) |
jennifer gentle, mojomatics, merci miss monroe, banshee, aim
mercoledì, 03 giugno 2009

Un cane chiamato cavallo.

Sebbene i Belle And Sebastian siano lontani dall’essere il mio gruppo preferito, devo ammettere che avere come leit motiv del ponte del due giugno Judy and the dream of horses è stato piacevolissimo. Tra gulasch  di cervo, souvenir bizzarri, laghi montani, birra non filtrata, musei moderni di arte moderna e spatzle dal sapore divino, quel "na-na-nahm pah" scozzese mi ha ballato allegramente in testa senza la minima intenzione di andare via.

Così parlò Felson a 21:12 | link | commenti oppure commenti (pop-up) |
giovedì, 28 maggio 2009

Probbbblemi.

Mentre il MiAmi perde sempre più punti, ecco che in concomitanza con il festival indie di Rockit spunta a Monza il Troublefestival, organizzato appunto da Troublezine. Due giorni (5 e 6 giugno), alcuni nomi molto interessanti. La giornata di sabato cade proprio quando c’è il giorno da me deputato per andare al MiAmi (il famoso corollario relativo ai concerti della legge di Murphy). Giorno in cui potrei quindi con sommo piacere rivedere i Buzzcocks, ma anche merci Miss Monroe e Mojomatics (purtroppo anche gli insopportabili Jennifer Gentle e i terribili The Fire). Prezzo: 10 euro per due giorni (che corrisponderebbe all’iscrizione obbligatoria al Rugby Monza), una consumazione compresa.

Il mio dubbio è: se sabato ci sono 7 gruppi e il tutto inizia alle ore 20, come verrà organizzato il festival? Due palchi? Uno solo? Ma in questo caso se mettiamo che i Buzzcocks inizino a mezzanotte, nelle precedenti 4 ore suonano 6 gruppi?

Ho paura di sì.

Così parlò Felson a 20:22 | link | commenti (11) oppure commenti (11) (pop-up) |
domenica, 24 maggio 2009

Dischi da air guitar.

Sono passati dodici anni ma “The colour and the shape”, secondo disco dei Foo Fighters, mi regala ancora forti emozioni. L’accoppiata Monkey wrench (che pezzone, rammentate il video? Ricordo che questa canzone l’avevo messa su a ttto volume sul mio stereo per festeggiare la patente appena presa, ok sono vecchio) + Hey, Jonny Park! è da 10 e lode. Così come da applausi gli altri singoli: Everlong (video di Michel Gondry) e My hero (vabbè, visto che ci siamo guardatevi anche questo). Tredici pezzi, nessuno da buttare: mica male. Chi l’avrebbe mai detto all’epoca dopo un primo disco che non era niente di che?

Piccola nota di colore: qualche anno dopo (in epoca baffi & pizzetto) più di una persona mi disse che assomigliavo a Dave Grohl. Nessuna di queste era una ragazza che ci stava provando.

Così parlò Felson a 18:22 | link | commenti (7) oppure commenti (7) (pop-up) |
foo fighters
martedì, 19 maggio 2009

Murder on the dancefloor.

Qualcuno già tempo fa aveva parlato della paraculaggine di Syria.

Ma tutti a dire “No no no no no no no no no no no no no no no no no no no, tu vuoi solo tarpare le sue ali ed impedirle di volare, e come donna accarezzare nuovi scampoli di assenza”.

Io dicevo “Sì capisco, vuoi gli scampoli d’assenza” ma pensavo: “Eccheccazzo”.

Ora invece gli scampoli d’assenza arrivano sotto forma di Esco, canzone indie disco dancefloor che la nostra beneamata Cecilia Cipressi firma a nome Airys (uuuh, geniaaaaaaaale!). Il bello è che tale prodigio è accompagnato da un video terribile: guardandolo avrete l’inquietante sensazione (come giustamente fa notare Colas) di conoscere almeno la metà delle persone del video anche se nei locali di Milano non ci siete mai stati.

Paraculaggine, anyone?

Così parlò Felson a 20:16 | link | commenti (10) oppure commenti (10) (pop-up) |
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